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MASACCIO
Tommaso di Giovanni Cassai, detto Masaccio (San Giovanni
Valdarno, 1401- Roma, 1428), arriva giovanissimo a Firenze,
entrando nella cerchia di Masolino da Panicale, suo conterraneo,
di cui più che allievo sarà collaboratore,
in un rapporto alla pari tra due pittori già maturi,
se pur di età diversa. I maestri su cui Masaccio
si forma sono Giotto, Brunelleschi, Donatello e Nanni
di Banco.
Il pittore comprende profondamente il valore dell'uomo
nuovo, il suo essere nella società, il significato
della prospettiva Brunelleschiana ed il senso di intensa
umanità di Donatello.
La carriera artistica di Masaccio, benché brevissima,
è fortemente innovativa: con lui la pittura inizia
un nuovo corso. L'uomo diventa nell'opera di Masaccio
un individuo autentico, con passioni, sentimenti, emozioni
terrene, ancorato alla fisicità ed alla concretezza
del reale. Le figure della sua pittura sono ambientate
e costruite secondo le regole della rappresentazione prospettica,
un'umanità protagonista del suo essere nel mondo,
messa particolarmente in risalto per l'incidenza delle
luci e delle ombre.
Datato 1422 è il Trittico di San Giovenale a Cascia
di Reggello, la più antica opera di Masaccio giunta
a noi, dal già sicuro impianto prospettico, spoglia
di ornamenti esteriori ma ricca di contenuti morali. Dalla
collaborazione con Masolino nasce la tavola di S.Anna
con la Vergine, il Bambino e gli angeli, del 1424 circa,
in cui due stili, due epoche diverse, Medioevo e Rinascimento,
sono messe a confronto. Successivo è il Polittico
di Pisa, eseguito nel XVIII secolo, in cui le immagini
sono ripulite da ogni seppur minima decorazione e concentrate
totalmente nell'evento rappresentato.
Il capolavoro di Masaccio sono il ciclo di affreschi della
Cappella Brancacci nella Chiesa del Carmine di Firenze,
cui attese con Masolino, ma ormai l'identità pittorica
di Masaccio è talmente forte da emergere profondamente
nel ciclo. Masaccio muore, ventiseienne, misteriosamente.
Commenta il Libro di Antonio Billi: "Morse in
Roma, et dicesi di veneno, d'anni 26. Era assai amato
da Filippo di Ser Brunellesco, et insegnolli assai cose.
E quando intese detto Filippo la sua morte, dimostrò
essergli grandemente molesta, et co' suoi domestici usava
spesso dire: 'Noi habbiamo fatto una gran perdita' ". |
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